Test di ammissione delle Professioni sanitarie: dubbi e perplessità

4 settembre 2013 ore 11. Al momento sembra essere questa l’unica notizia certa sul test di ammissione ai corsi di laurea triennali delle Professioni sanitarie. Data di svolgimento a parte, infatti, è da un po’ di tempo che da più parti cominciano a sorgere critiche, e anche qualche perplessità, su modalità della prova di esame,  voto di maturità e preferenze relative al concorso 2013/2014 per l’ammissione alle Professioni sanitarie. A salire sul banco degli imputati sarebbero alcune norme presenti nel Decreto Ministeriale 334 dello scorso 24 aprile 2013 che, secondo alcuni, porterebbero a disciplinare in maniera piuttosto diversa i due concorsi, Professioni sanitarie e Medicina.

Partiamo dal questionario. Mentre da anni aspiranti dottori, odontoiatri e veterinari devono confrontarsi con un’unica prova d’esame uguale in tutti gli atenei pubblici italiani, gli studenti che tentano l’accesso alle Professioni sanitarie devono invece risolvere quiz di ammissione diversi stabiliti di volta in volta dalle singole università. Il paradosso è che più della metà delle 36 università statali si affida al Cineca per l’elaborazione del test delle Professioni sanitarie. Ci si chiede allora perché, magari su indicazione del Miur, anche l’altra metà non si decida ad assumere lo stesso comportamento. Se così fosse, il questionario unico nazionale per le Professioni sanitarie renderebbe più imparziale il concorso di ammissione.

Il decreto di aprile viene contestato anche nei punti in cui lascia completa autonomia decisionale ai singoli atenei sia nell’indicazione del numero di opzioni da esprimere per i vari corsi delle Professioni sanitarie, attualmente indefinito rispetto alle tre preferenze degli anni passati (art. 7, comma 2), sia nella valutazione del voto di maturità (art. 10, comma 3, lettera b). A parte questioni di disparità di criteri tra Università, tutta questa libertà di manovra potrebbe alimentare confusione e apprensione da parte degli studenti, che si butterebbero a capofitto nella ricerca dell’Ateneo “più conveniente”. Senza parlare dei successivi ricorsi al Tar, che potrebbero fioccare da parte degli esclusi. Di qui una considerazione: perché non adottare un criterio unico, confermando le tre opzioni degli anni scorsi ed estendendo anche alle Professioni sanitarie la stessa modalità di Medicina per il punteggio da attribuire alla carriera scolastica?

In attesa che al Miur si schiariscano un po’ le idee, aspettiamo la pubblicazione del prossimo bando ministeriale, in uscita entro giugno, sulla determinazione e ripartizione dei posti disponibili tra i vari corsi delle Professioni sanitarie. A tal proposito, vi possiamo anticipare che ci sarà una contrazione di circa 250 posti su alcuni profili tecnici, così come deciso dalla Regione Lazio, e una riduzione di 100 posti per Tecnico di Radiologia, 90 per Tecnico di Laboratorio e 60 per Tecnico della Prevenzione, proposta dal Ministero della Salute.