La professione del medico. I compiti, i requisiti, la condizione occupazionale

La professione del medico
La professione di medico-chirurgo è una professione intellettuale riconosciuta dalla legge, per il cui esercizio occorre l’iscrizione all’apposito albo controllato e gestito dall’ordine professionale.
In Italia, l’attività di medico-chirurgo può essere svolta in tre forme diverse:
– libera professione, sia individuale che in forma associata, sulla base della specializzazione in
possesso del professionista;
– rapporto di lavoro dipendente, pubblico o privato;
– rapporto di lavoro autonomo coordinato e continuativo.

Compiti
Il compito fondamentale del medico-chirurgo è quello di “guidare il paziente, attraverso la malattia, verso la guarigione”. Come è facile intuire, le attività specifiche di questa figura professionale variano a seconda dell’ambito lavorativo e del tipo di specializzazione, così come variano le modalità di esercizio, del singolo medico o dell’équipe; ciò nonostante è possibile individuare alcuni compiti fondamentali e comuni a tutti i medici con riferimento alle tre principali aree di attività: prevenzione, cura e assistenza.

Requisiti 
Primo requisito per un medico è il possesso di competenze scientifico-tecniche, che richiedono la conoscenza approfondita del corpo umano, delle cause, sintomi e manifestazioni delle patologie, degli strumenti terapeutici. Oltre alle conoscenze scientifiche, un ruolo fondamentale assume la capacità di istaurare un buon rapporto medico-paziente unito a quello con gli altri medici ed altri operatori sanitari e socio-sanitari. Spirito di collaborazione e disponibilità a comunicare con gli altri sono dunque qualità fondamentali per questa professione. In particolare, comunicare con il paziente, implica sia la capacità di ascoltare ed eventualmente interrogare il paziente al fine di acquisire tutti gli elementi conoscitivi rilevanti per la definizione della malattia e del migliore percorso di cura, sia la capacità di trasmettere al paziente le informazioni necessarie. Al medico-chirurgo è inoltre richiesta forte determinazione per operare le scelte di intervento terapeutico più adatte e chiarezza per dare precise indicazioni agli operatori con cui collabora (assistenti, infermieri, vigilatrici d’infanzia…).
Formazione
Per l’esercizio della professione di medico chirurgo è richiesta la laurea in Medicina e Chirurgia e l’iscrizione all’Albo dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri. Più in particolare, la qualificazione del medico-chirurgo comprende una formazione di base (corso di laurea + esame di Stato) e una formazione specialistica,  attraverso i corsi post-laurea presso le Scuole di specializzazione riconosciute. Per accedere al corso di laurea è necessario superare un esame di ammissione costituito da test con domande a risposta multipla. L’ordinamento didattico prevede:
– la frequenza obbligatoria;
– la finalizzazione del corso alla preparazione del medico di base;
– il piano di studi personalizzato (orientamento scientifico, medico, chirurgico, ecc.), per creare un curriculum che rispecchi le singole inclinazioni.
Dopo i sei anni del corso di laurea, per sostenere l’esame di abilitazione all’esercizio professionale è indispensabile il tirocinio da svolgersi presso strutture universitarie o del Servizio Sanitario Nazionale ed una prova scritta. Per accedere alle scuole di specializzazione – a numero chiuso – oltre all’abilitazione, è necessario superare un esame di ammissione.
Situazione di lavoro
Il grafico sotto riportato rappresenta tre tipi di variabili significative per la valutazione della condizione occupazionale, rilevate ad un anno dal conseguimento del titolo di studio: il tasso di occupazione, la stabilità dell’impiego, l’efficacia attribuita alla laurea per la soddisfazione professionale. Dal confronto tra i valori della popolazione generale dei laureati e quelli  relativi ai laureati in medicina, si evince chiaramente quanto questi ultimi vivano una situazione professionale favorevole.
Gli indici occupazionali dei neo-Medici italiani presentano valori decisamente incoraggianti: un tasso di occupazione del 77% offre ben altre garanzie rispetto al valore medio che sfiora appena il 57%;  altrettanto eloquenti sono i dati relativi alla stabilità dell’impiego: quasi il 50% dei laureati in medicina riesce a trovare, entro un anno dalla laurea, un lavoro stabile. Soltanto il 34% dei laureati nelle altre discipline vi riesce.
Anche i dati sull’efficacia attribuita alla laurea per la realizzazione delle ambizioni professionali sono altamente indicativi: su questa variabile, infatti, i laureati in medicina, nell’ 84.3% dei casi, ritengono che il titolo conseguito sia stato condizione necessaria alla collocazione nel mercato del lavoro. Percentuali assai meno significative (che non raggiungono il 50%) di laureati attribuiscono al proprio titolo di studio il medesimo valore.(Viki)

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