Crescono le possibilità professionali degli infermieri: la conferma dei numeri viene dal Censis, in un’indagine presentata questa settimana a Bologna e realizzata per conto di Ipasvi ed Enpapi, in consesso per la terza Conferenza nazionale sulla libera professione infermieristica. Un milione e 400mila italiani, nel 2012, hanno fatto ricorso a un infermiere privato per avere assistenza continuativa e 1,6 milioni per prestazioni una tantum. Totale: tre milioni di assistiti! Il valore monetario di queste prestazioni, secondo l’analisi Censis, è stato di oltre 850 milioni di euro.
Oncologia primo indotto. Il boom è legato soprattutto alle richieste di assistenza per i malati
oncologici. Questo significa che la sanità pubbica, alla faccia di una serie di Libri pubblicati negli anni scorsi (con il paziente al centro), fa sempre meno assistenza domiciliare gratuita e convenzionata, e a farne le spese sono innanzitutto cronici e, appunto, malati affetti da tumori. Pedantemente il report specifica che 287 milioni sono stati spesi da 958mila pazienti oncologici, con una diagnosi da meno di cinque anni. Persone che da un giorno all’altro si ritrovano a letto, con una mobilità ridotta e un imperativo bisogno di assistenza.
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Vecchi malanni, giovani lavoratori. E in un Paese inesorabilmente vecchio e malato come il nostro, quale professione può sbocciare più del professionista sanitario?

Il Nord Ovest, di fatto, ha il maggior numero di iscritti. Sempre secondo Enpapi, i redditi da libera professione sono pari a 364 milioni circa per un volume di affari di circa 410 milioni. Il reddito medio di un libero professionista è di 22.122 euro l’anno, per un volume di affari che sempre in media è di 24.995 euro.
Numeri di tutto rispetto. Per questo s’impone una presa di coscienza della professione, con regole chiare e prospettive definite sulla governance, ma anche sul profilo assicurativo per i lavoratori.
fonte: ilSole24OreSanità del 12 gennaio 2015 di Lucilla Vazza

