Specialistiche e dottorati al Politecnico: la Corte Costituzionale decide sull’Inglese

La vicenda dell’insegnamento in inglese obbligatorio per le lauree specialistiche al Politecnico di Milano approda alla Corte costituzionale. Il Consiglio di Stato si è pronunciato sul ricorso presentato dall’università e dal Miur contro la sentenza del Tar che, nel 2013, aveva dato ragione ad alcuni docenti dell’ateneo contrari all’estensione dell’inglese come lingua d’insegnamento in tutte le lauree specialistiche. Si aggiunge così un nuovo capitolo alla complicata vicenda che ha visto 150 professori opporsi alla volontà del rettore del Politecnico di estendere l’inglese alle lauree di secondo livello e ai dottorati.
A maggio ci eravamo occupati della prima sentenza, in cui l’Ateneo la spuntava sul TAR.

Nell’ordinanza i giudici hanno sollevato un dubbio di costituzionalità relativamente a una legge a cui avevano fatto riferimento gli avvocati dell’università: il nodo è in un comma dell’articolo 2 della legge 240 del 2010 (cioè la riforma Gelmini) in cui si chiede agli atenei di modificare i propri statuti rafforzando l’internazionalizzazione anche attraverso «corsi di studio e forme di selezione svolti in lingua straniera». Il Consiglio di Stato, riconoscendo al Politecnico di aver agito all’interno della legge, ha posto un dubbio di costituzionalità, rinviando l’ultima decisione alla Consulta. Per l’ateneo di piazza Leonardo da Vinci si tratta di una mezza vittoria: se i giudici non hanno dato un completo via libera al provvedimento voluto dal rettore Giovanni Azzone, dall’altra hanno riconosciuto che la decisione era rispettosa delle norme.

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Anche i docenti che hanno sollevato la questione, però, hanno qualche motivo di esultare: nel loro ricorso al Tar erano stati infatti i primi a sollevare il tema di una possibile incostituzionalità. L’ordinanza del Consiglio di Stato riapre così il dibattito sull’inglese come lingua di insegnamento nelle università italiane, in cui il Politecnico ha fatto da apripista. La sentenza del Tar aveva definito le scelte dell’ateneo «sproporzionate perché comprimono le libertà, costituzionalmente riconosciute, di docenti e studenti». Accogliendo quindi una parte delle argomentazioni dei docenti contrari. Una sentenza contro cui però l’università aveva immediatamente presentato ricorso. E a cui aveva risposto bypassando il problema: già da quest’anno accademico l’offerta dei corsi di laurea magistrale in lingua straniera ha superato abbondantemente l’80 per cento.

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Una mossa riuscita attraverso un espediente tecnico: annullate le delibere del senato accademico che prevedevano un’imposizione “dall’alto” della lingua da usare, i singoli corsi di studio hanno espresso autonomamente la volontà di passare all’inglese proponendo un’offerta formativa in lingua straniera. E il senato accademico si è quindi limitato a prendere atto delle proposte, approvandole in via ufficiale. La vicenda, comunque, è tutt’altro che chiusa. Se in difesa del Politecnico si sono schierati anche gli ultimi due ministri dell’Istruzione (Maria Chiara Carrozza e Stefania Giannini), una decisione della Consulta contraria all’inglese potrebbe imporre un cambiamento di rotta all’ateneo di piazza Leonardo da Vinci.

Fonte: laRepubblica del 23/01/2015

 

 

 

 

 

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