Emergency: 20 anni al servizio gratuito delle vittime della guerra e della povertà

Forse non ci avete mai pensato, o forse è anche per questo motivo che volete studiare Medicina. Nel dubbio, sappiate che Emergency compie 20 anni. Dalla sua nascita a oggi, questa Ong ha curato oltre 6 milioni di persone in 16 Paesi diversi affidandosi a 4mila volontari distribuiti nei vari gruppi locali. Se un giorno diventerete medici o infermieri o professionisti di una qualsiasi area medico-sanitaria, non lasciatevi sfuggire un’esperienza in un’associazione umanitaria: vi cambierà la vita!

EmergencyEmergency venne fondata il 15 maggio del 1994 da Gino Strada, medico e chirurgo milanese, per aiutare le vittime civili delle guerre, delle mine anti-uomo e della povertà. La prima missione fu nel Ruanda del genocidio. Da quel momento, grazie al sostegno dei volontari, Emergency ha raggiunto 16 Paesi, “dal deserto alla giungla, sotto i razzi e le bombe o tra i cittadini del mondo stremati da fame e miseria, per curare una persona ogni due minuti. E li abbiamo curati bene, e li abbiamo curati gratis, e li abbiamo curati tutti”, le parole del suo presidente, Cecilia Strada.

Emergency ha basi operative e strutture gestite in Afghanistan, Iraq, Italia, nella Repubblica Centrafricana, in Sierra Leone, Sudan, dove, a seconda delle esigenze, ha costruito ospedali, centri chirurgici, centri di riabilitazione, centri pediatrici, posti di primo soccorso, centri sanitari, un centro di maternità e un centro cardio-chirurgico, aiutando così oltre 6 milioni di persone.

Nel 1994, subito dopo la sua fondazione, Emergency ha intrapreso la campagna che ha portato emergencyl’Italia a mettere al bando le mine anti-uomo. In Cambogia, una delle eredità più “pesanti” del regime dei Khmer rossi è la presenza di migliaia di questi insidiosi, invisibili, strumenti di morte. Delle mine ne fanno le spese soprattutto donne, bambini e uomini che lavorano nelle campagne cambogiane. Ed è proprio in Cambogia, a Battambang, che Emergency ha un ospedale che aiuta la popolazione locale. In Ruanda, invece, l’Ong ha ristrutturato e riaperto il reparto di chirurgia dell’ospedale di Kigali, dove durante una missione di 4 mesi, un team chirurgico ha operato oltre 600 vittime di guerra.

emergency sudanPoi, gli interventi in Afghanistan. A Panshir l’associazione ha costruito un ospedale che dal 1999 si occupa di chirurgia per vittime di guerra e di mine anti-uomo. A dicembre 2013 ha raggiunto il bilancio di 32.263 ricoveri, 225.808 visite ambulatoriali e 20.479 interventi chirurgici. Quanto all’Africa, Emergency ha realizzato un centro pediatrico nel Sudan, aperto dal 2005 all’interno del campo profughi di Mayo, dove i volontari hanno effettuato oltre 150mila ricoveri ambulatoriali. Parlando sempre di Africa, il centro Salam di cardiochirurgia a Khartoum, aperto nel 2007, è l’unico ospedale cardochirurgico gratuito di tutta la Repubblica Centrafricana.

Le guerre devastano. Ed Emergency lo sa. Per questo motivo, non solo aiuta e cura chi ne ha emergency, sierra leone, centro pediatricobisogno, ma promuove anche valori di pace. Dopo la campagna che ha portato l’Italia a bandire le mine antiuomo, nel 2001, poco prima dell’inizio della guerra all’Afghanistan, l’organizzazione ha chiesto ai cittadini italiani di esprimere il proprio ripudio della guerra con uno “straccio di pace”. Nel settembre 2002 ha lanciato la campagna “Fuori l’Italia dalla guerra” perché l’Italia non partecipasse alla guerra contro l’Iraq. Con la campagna “Fermiamo la guerra, firmiamo la pace”, Emergency ha promosso una raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare “Norme per l’attuazione del principio del ripudio della guerra sancito dall’articolo 11 della Costituzione e dallo statuto dell’Onu”, depositata alla Camera dei deputati nel giugno 2003. Dal 2006 Emergency è riconosciuta come Ong partner delle Nazioni Unite.

emergencyE se ci state facendo un pensierino, sappiate che non occorre essere necessariamente medici o personale sanitario per collaborare con Emergency. L’associazione, infatti, ricerca costantemente anche tecnici, amministratori e logisti esperti nella gestione di progetti sanitari. Purchè, però, si conoscano l’inglese o il francese, dal momento che le equipe di progetto sono sempre internazionali.

Comunque, che sia Emergency o la Croce rossa o Medici senza frontiere non importa: non servono sigle per aiutare chi è in difficoltà; occorre solo buon cuore, volontà e un pizzico di sacrificio.

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