Lo psicologo militare: un’opportunità per laureati

Lo psicologo militare è un laureato magistrale, abilitato dall’Esame di stato all’esercizio della professione, iscritto all’albo degli psicologi, capace di operare in completa autonomia professionale.
Si inserisce nel mercato occupazionale in differenti contesti operativi, in qualità di dipendente nella carriera delle Forze Armate (ruolo speciale di Psicologo militare nel Corpo Sanitario) o come civile a seguito di specifici bandi di concorso per l’assunzione a tempo indeterminato o determinato.
Tali contesti occupazionali comprendono, ad esempio:
Nucleo di Psicologia applicata alle FF.AA. del Ministero della difesa;
Nucleo di Psicologia Applicata di PREVIMIL (Previdenza Militare, della Leva e del Collocamento al Lavoro dei Volontari Congedati);
Centri di selezione e reclutamento nazionale dell’Esercito, della Marina e dell’Aviazione militare e dell’Arma dei Carabinieri;
Corpi di sanità delle varie Forze Armate (come ufficiali superiori o inferiori);
Consultori psicologici di numerosi Ospedali Militari e di Presidi Militari;
Forze di Completamento, come Ufficiali della Riserva Selezionata.

Non si sono prescrizioni di attività formative post-lauream. Tuttavia l’inserimento nella professione di Psicologo militare risulta sostenuto dal completamento della formazione di base (Laurea Magistrale) con il tirocinio professionale svolto nelle aree professionali tipiche della psicofisiologia, della psicometria, della psicologia clinica, della psicologia sociale e delle organizzazioni. Data la specificità dei compiti professionali di chi opera nel sistema militare la partecipazione a Corsi di Alta formazione o Master Universitari nello stesso ambito risulta particolarmente indicata anche rispetto alla necessità di conoscenze relative all’ordinamento militare e ai compiti e funzioni delle varie specialità militari.

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In generale, le procedure concorsuali prevedono l’espletamento di una eventuale prova di preselezione, due prove scritte, una prova di efficienza fisica, accertamenti sanitari e attitudinali, una prova orale ed una prova facoltativa di lingua straniera, che si svolgeranno con modalità e contenuti dettagliatamente descritti nel bando.
Al termine del periodo di formazione di base, l’Ufficiale Psicologo potrà essere chiamato a operare in molti differenti contesti. Nell’ambito della SELEZIONE PSICO-ATTITUDINALE presso i Centri Selezione della Forza Armata lo psicologo si occupa di condurre l’effettuazione dei test in aula e della successiva sintesi testologica, di eseguire prove di performance e colloqui attitudinali ai concorrenti. In tale contesto lo specialista opera sia come membro che in supporto alla commissione d’esame. Nell’area CLINICA è responsabilità dello psicologo di effettuare la valutazione psicodiagnostica in ambito clinico e medico–legale, di programmare interventi di educazione sanitaria ai soggetti riconosciuti assuntori di sostanze psicotrope, di effettuare attività di counseling, in supporto al personale in caso di eventi di grave entità. Lo psicologo si occupa inoltre di FORMAZIONE fornendo consulenza al Comando, effettuando conferenze collettive informative e di prevenzione primaria su tematiche sensibili (tossicodipendenza, campagna antifumo etc), erogando corsi sulle Competenze Gestionali a favore del personale militare. In ultimo si occupa della gestione delle EMERGENZE, sia prima che queste si siano verificate, sia durante e in seguito al loro verificarsi, allo scopo di prevenire, superare o ridurre i danni psicologici riportati dalle vittime con interventi di riabilitazione di vario tipo.

La psicologia militare risulta profondamente connotata dalle finalità e dal contesto operativo ove viene applicata. In generale, essa studia le persone, i gruppi, le organizzazioni coinvolte nel sistema militare per accrescere le conoscenze e renderle disponibili al fine di contribuire al benessere delle persone ivi coinvolte ed aumentare le capacità, la prontezza, l’efficienza e l’efficacia di questo speciale sistema sociale e tecnico. Gli ambiti di ricerca e di intervento applicativo si specificano e sono resi più o meno salienti a seconda che siano in primo piano teatri operativi di guerra oppure il normale funzionamento del sistema in condizioni di pace. Così, ad esempio, la letteratura scientifica mette in evidenza i risultati della ricerca empirica nelle due situazioni. Da un lato, emergono studi su disturbi acuti di stress (combat stress), su specifici fattori di stress legati alle operazioni militai, sulle variazioni nel morale, su traumatismi emotivi, varie forme di disadattamento, effetti psicofisiologici dell’altitudine, del freddo, caldo e rumore, psicosi reattive, effetti della deprivazione del sonno, qualità della leadership in situazioni di pericolo e di emergenza, significato del coraggio e della paura, effetti della prigionia, le reazioni cognitive ed emotive dei sopravvissuti, strategie di coping in condizioni avverse e in territori sconosciuti, tecniche di riabilitazione e riadattamento, ecc.. Dall’altro lato, continuano gli studi sulla leadership, sulla performance individuale e di gruppo, sulla psicometria e testistica, sul rapporto ottimale tra persona e strumenti/macchine, sulla progettazione ergonomica di sistemi d’armamento complessi, sulle differenze individuali e le abilità per la selezione delle reclute o i passaggi di carriera, la dinamica di gruppo e la coesione (nelle pattuglie, reparti, ecc.), le tecniche di addestramento di base e specialistico, le motivazioni del personale volontario, la gestione delle risorse umane, i processi di decisione; ecc.

Dal punto di vista delle applicazioni professionali la psicologia militare opera su tre grandi categorie di intervento: a) il miglioramento delle prestazioni di individui e gruppi (efficienza cognitiva e gestione degli errori, team building e coesione di squadra, comando e decisioni nei gruppi, controllo dello stress, progettazione formativa e acquisizione di abilità, ecc.); b) il miglioramento della salute e del benessere psicologico (servizi di sostegno psicologico, prevenzione degli incidenti e promozione della salute, interventi di integrazione sociale e riadattamento, counselling e coaching, sviluppo della resilienza e dell’autoefficacia, resistenza allo stress, trattamento di varie forme di disagio psicologico e dei disturbi mentali del personale militare, sostegno psicologico ai familiari di soldati, sostegno psicologico in situazioni di emergenza militare e civile, come grandi incendi, terremoti, disastri ambientali, ecc.); c) miglioramento dell’efficienza e della salute organizzativa (sviluppo dei sistemi di screening, selezione e addestramento, assessment e definizione di profili attitudinali per particolari incarichi, miglioramento dei sistemi di sicurezza, del clima e sviluppo organizzativo, degli atteggiamenti ed opinioni verso la vita militare, della gestione delle risorse umane e del comando, miglioramento delle relazioni interculturali, ecc.). Questo tipo di psicologo, sia se appartenente ai ruoli militari sia se civile, opera in stretta collaborazione con altri professionisti (come ufficiali di varie specialità, medici, operatori sanitari, ecc.), adottando una prospettiva multidisciplinare.

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