Professioni sanitarie: cala l’occupazione, ma piacciono sempre

Da anni vengono prese d’assalto da migliaia di studenti perché garantiscono, subito dopo la laurea, lavoro. Oggi, in piena crisi economica mondiale, i corsi triennali delle Professioni sanitarie continuano a prospettare occupazione, malgrado anch’esse risentano della recessione. Il tasso di occupazione negli ultimi 6 anni, infatti, è diminuito di 25 punti percentuali, dall’84% del 2007 al 59,4% del 2012 e di 8,4 punti percentuali sul 67,8% del 2011. A resistere sul mercato del lavoro sono solo alcuni profili, tra cui fisioterapisti, logopedisti e igienisti dentali.

Nel 2013, in Italia la debacle economica ha fatto schizzare il tasso di disoccupazione al 13%. A pagare il prezzo più alto sono stati proprio i giovani, con una disoccupazione tra gli under 29 pari al 28.3%. Tuttavia, stando alla XVI Indagine sulla condizione occupazionale dei laureati realizzata dal consorizio AlmaLaurea, la crisi ha colpito maggiormente chi ha conseguito la licenza media (43%) e i diplomati (27%), meno i laureati (14,9%). Secondo i dati elaborati da Angelo Mastrillo, esperto del’Osservatorio Professioni sanitarie del Miur, dal 2007 al 2012 c’è stato un calo occupazionale anche per le 22 Professioni sanitarie, in tutte le quattro aree, seppure con valori diversi, ma tutte a partire dal 2009: sono crollati di 30 punti Infermieristica e Ostetricia (dal 90% del 2007 al 60% del 2012); lavorano meno gli operatori dell’area tecnica e dell’area della prevenzione, con un tasso di occupazione pari al 50%; vanno meglio gli esperti della riabilitazione, che ha perso appena 10 punti percentuali, passando dall’88% del 2007 al 78% del 2012.

Se proviamo a dare uno sguardo ai vari profili, negli ultimi sei anni scopriamo che, in media, le professioni con maggiori chance occupazionali sono state quelle del fisioterapista e del logopedista (88%), dell’igienista dentale (87%), dell’infermiere (83%), dell’audioprotesista (82%) e del podologo (81%). Al contrario, agli ultimi cinque posti si sono collocati l’assistente sanitario (54%), l’ostetrica (49%), il tecnico di laboratorio e il tecnico neurofisiopatologia (48%), il tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria (44%). Fa un certo effetto il dato legato agli infermieri, mestiere per il quale sino a qualche anno fa si parlava di lavoro assicurato e a breve termine e ora invece la crisi occupazionale aggredisce anche questa professione per via dell’aumento del blocco delle assunzioni nel Sistema sanitario nazionale.

Crisi economica a parte, in alcuni casi purtroppo la mancata occupazione dipende anche dalle Regioni che sovrastimano il fabbisogno di professionisti per ciascuna area, spingendo le università ad aumentare il numero dei posti messi a bando, soprattutto nelle aree di tecnica-diagnostica e della prevenzione. Quest’anno l’esubero, sebbene ridotto rispetto al 2013, ha interessato i tecnici di radiologia, di laboratorio e della neurofisiopatologia. La speranza è che il Ministero della Salute riesca finalmente a mediare tra Regioni e Categorie, sensibilizzando le Regioni ad adottare criteri omogenei e realmente proporzionati alle esigenze lavorative locali e a quelle nazionali, per evitare di formare i futuri disoccupati di domani.

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