Infermieri cercasi nel Regno Unito, quelli pediatrici “sono merce rara”

Dopo aver scoperto cosa serve per studiare in Inghilterra, oggi scopriamo quali professioni sanitarie sono le più gettonate nel Regno Unito.

“Cerchiamo principalmente infermieri, ma anche medici e fisioterapisti. Assumiamo soprattutto per conto di ospedali pubblici”, spiega la dott.ssa Elida Bardelli, dell’HCL recruiting, agenzia specializzata nel reclutamento del personale sanitario nel Regno Unito.

Ad ascoltarla, nell’Aula Magna del Complesso di Santa Patrizia, sede del Corso di Laurea di Napoli in Medicina, laureati e laureandi in Infermieristica, in Infermieristica pediatrica e in Ostetricia, chiamati a raccolta per l’evento promosso dalla prof.ssa Nadia Barrella, delegata al Job Placement d’Ateneo.

La dott.ssa Bardelli ha fornito informazioni in merito ad attività svolte, strutture ospedaliere di riferimento, contratti e occasioni professionali.

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Cosa serve per lavorare come Infermiere nel Regno Unito

“Innanzitutto serve l’iscrizione all’IPASVI – Federazione Nazionale Collegi Infermieri – poi la traduzione giurata del diploma di laurea, del casellario giudiziale e del certificato della carta d’identità”. A chiudere il cerchio, l’application pack che viene spedito a casa dopo aver effettuato la registrazione al sito Nursing and Midwifery Council. Richiesto anche un curriculum in lingua inglese e una conoscenza della lingua straniera pari a “un livello B1 – intermedio – Se lo avete, bene. Altrimenti noi, come agenzia, abbiamo predisposto del materiale per aiutarvi a raggiungerlo”. Corsi di lingua previsti anche sul posto: “tutti gli ospedali organizzano due settimane di inglese scientifico, ripercorrendo la vostra laurea in questa lingua. Si svolgono fuori dal reparto, ma sarete stipendiati normalmente”.

“Le condizioni contrattuali parlano di “21500 pound l’anno di base per un neolaureato”. Molti gli ospedali che richiedono infermieri. A far crescere la domanda, un fatto di cronaca: “l’obiettivo è ridurre i tempi d’attesa. Tempo fa è emerso che un paziente ha aspettato per due ore di essere visitato. Per loro è uno scandalo”.  A conclusione della giornata, per i presenti è stato possibile sostenere dei colloqui di preselezione.

Le domande dei presenti

Una studentessa ha chiesto come fare per non perdere questa occasione, visto che non è ancora laureata. Il consiglio della dottoressa Bardelli: “tenerci in contatto e allenarvi con l’inglese. Tra il colloquio e la partenza trascorrono circa due mesi, quindi potete sostenerlo anche un mese prima della laurea”. Lo stipendio è alto, ma lo è anche il costo della vita. Questa la considerazione di un altro dei presenti al quale è arrivata una rassicurazione: “al centro di Londra è tutto più caro, ma, se lavorate lì, avrete un 15% in più di stipendio per sopperire ai costi”.

“Quante persone reclutate?”. Una cinquantina, la risposta, con una precisazione: “il Colchester General Hospital sta cercando abbastanza disperatamente infermieri pediatrici. In Inghilterra questi professionisti sono merce preziosa perché lì ci si specializza in questo con un Master, quindi sono pochi”. Concluse le domande “pubbliche”, i ragazzi hanno avuto modo di sciogliere altri dubbi personali attraverso colloqui privati. Una chiacchierata che è servita ad Achille, al terzo anno di Infermieristica: “ero scettico sulla possibilità di andare in Inghilterra. Stare qui e parlare con una persona che è molto vicina a noi per età è stato molto rincuorante”. Con lui c’èera Francesca “non sapevo cosa bisogna fare per trasferirsi. Avevo molti dubbi su stipendi, sull’agenzia, sugli ospedali e sullo stile di vita. Lei me li ha chiariti”.

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Soddisfatta dell presenze la prof.ssa Barrella “oggi abbiamo avuto un’ottima affluenza, ne sono contentissima, a maggior ragione perché era un’iniziativa rivolta solo agli ultimi anni di 3 corsi di laurea.Mi fa piacere che siano in tanti a immaginare questa esperienza. L’idea nostra non è di mandarli via, ma di favorire uno scambio con gli altri paesi”. La palla passa ai laureati. Per loro, assicura la prof.ssa, nessun onere a carico “perché l’agenzia è sovvenzionata direttamente dagli ospedali”.

 

Articolo pubblicato sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola (n. 9/2015) – di Ciro Baldini

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