Corsi di laurea in pillole – Le Professioni sanitarie (Parte II)

In questa rubrica pubblicheremo piccole curiosità e ritagli di informazioni tecniche sui tanti corsi di laurea esistenti nel panorama universitario italiano, che vi serviranno per valutare il vostro interesse a frequentare un corso piuttosto che un altro.
Tra le varie notizie, troverete spunti sui requisiti di ammissioni, sbocchi occupazionali, albi professionali e tanto altro ancora.
Proseguiamo con la Parte II dedicata alle 22 Professioni sanitarie. Questa volta è il turno delle Professioni sanitarie della riabilitazione.

Le professioni sanitarie della riabilitazione

Per ciò che concerne la classe di laurea L/SNT2 – Professioni sanitarie della riabilitazione, i profili professionali ed i relativi sbocchi occupazionali sono rappresentanti da:
–    Fisioterapista
–    Logopedista
–    Educatore professionale
–    Tecnico della riabilitazione psichiatrica
–    Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
–    Terapista occupazionale
–    Podologo
–    Ortottista ed assistente oftalmologica

Il Fisioterapista

Il Fisioterapista è il professionista sanitario che elabora ed esegue interventi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori e di quelle viscerali; inoltre, valuta e tratta i disturbi conseguenti a eventi patologici di varia natura, congeniti od acquisiti.

Secondo il proprio profilo professionale, il fisioterapista, nell’ambito delle proprie competenze e in riferimento alla diagnosi e alle prescrizioni mediche (o anche in assenza di esse), può:

  • elaborare un programma di riabilitazione personalizzato volto all’individuazione e al superamento delle problematiche del paziente, se necessario lavorando anche in équipe multidisciplinare;
  • praticare autonomamente attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive, utilizzando terapie fisiche, manuali, massoterapiche e occupazionali;
  • proporre l’adozione di protesi ed ausili, addestrando il paziente al loro uso e verificandone l’efficacia;
  • verificare le rispondenze della metodologia riabilitativa attuata agli obiettivi di recupero funzionale.

L’attività del fisioterapista, svolta autonomamente o in collaborazione con altre figure sanitarie, può essere praticata nei servizi sanitari e in quelli dove si richiedono le sue competenze professionali; in strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o come libero professionista.

Nei paesi francofoni, si distinguono le figure del physiothérapeute e del technicien en réadaptation physique, che hanno percorsi di studio diversi, ma sempre a livello universitario.
Negli Stati Uniti è previsto il titolo universitario di Doctor of Physical Therapy, dottorato che deve obbligatoriamente essere completato da un periodo di praticantato presso strutture sanitarie.
Nell’Unione Europea non si è ancora giunti ad una definizione comune della figura professionale; i titoli conseguiti in uno dei Paesi membri non sono automaticamente riconosciuti nelle altre nazioni e sono sottoposti a valutazione caso per caso.

In Italia si diventa fisioterapista con la laurea triennale in Fisioterapia, che è titolo abilitante alla professione. I laureati possono poi accedere alla Laurea magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie e/o a svariati master di specializzazione di primo o secondo livello, nonché ai dottorati di ricerca triennali.

 

Il Logopedista

La logopedia è un ramo sanitario che si occupa della prevenzione, educazione e rieducazione della voce, del linguaggio scritto e orale e della comunicazione in età evolutiva, adulta e geriatrica.

Il Logopedista è il professionista sanitario che svolge attività di prevenzione e trattamento riabilitativo delle patologie del linguaggio e della comunicazione.
Il logopedista si occupa di:

  • educare e rieducare la voce, il linguaggio e più in generale la comunicazione in caso di disfonia, disfagia, disartria e deglutizione deviata, labiopalatoschisi, difficoltà di linguaggio legati alla sordità e/o balbuzie;
  • attuare rieducazione funzionale delle disabilità comunicative in presenza di danni neuropsicologici, quali afasia, aprassia, agnosia, ritardi di sviluppo del linguaggio, disturbi fonologici, disturbi dell’apprendimento, dislessia, ritardi mentali, disturbi dell’attenzione, disturbo specifico del linguaggio e/o a causa di disturbi neuro-comportamentali causati da traumi cranici, eventi patologici cerebrali, autismo, demenza.

Il logopedista svolge la sua attività di studio, didattica e consulenza professionale, nei servizi sanitari e in quelli dove si richiedono le loro competenze professionali, in strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero professionale.

L’Educatore

Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale la professione dell’Educatore sorse per rispondere ad esigenze tanto concrete quanto pressanti: molti morti, molte famiglie sfasciate, molti ragazzi adolescenti per la strada senza famiglia, ragazzi che, soprattutto nelle grandi città, necessitavano di protezione, educazione, assistenza.
Per rispondere a tale bisogno, il Ministero di Grazia e Giustizia si fece carico di intervenire con la creazione di “Istituti” di ricovero e di educazione, nei quali però mancava personale qualificato per l’azione educativa e di assistenza. Il Ministero, allora, iniziò ad organizzare corsi per la preparazione degli “Assistenti”, in modo da raggiungere una qualificazione degli Istituti.
Negli anni ’50, dopo molti contatti e discussioni, si giunse alla proposta di formare la professione dell’Educatore, decidendo di istituire una Scuola per la sua formazione professionale. Sorse così nel 1960 l’ESAE – Ente Scuola Assistenti Educatori.

Il bisogno a cui la Scuola rispondeva era quello di integrare l’esperienza sul campo con un contributo teorico, monitorando le dinamiche messe in atto nell’esercizio dell’operato dell’educatore e garantendo l’acquisizione di nuovi strumenti e tecniche per affinare la relazione educativa. Molti Enti non ebbero esitazione ad assumerli e a formare organismi “per Educatori professionali diplomati”.

Nei decenni successivi l’Educatore si è trovato sempre più nella necessità di operare nel territorio o nelle comunità sostitutive, ampliando il proprio ambito di intervento, non più esclusivamente rivolto alle comunità di ragazzi. Il decreto governativo di chiusura degli Istituti ha sancito e ha reso definitiva tale tendenza.

Nel 1982 il Ministero dell’Interno istituisce la Commissione Nazionale di Studio per gli Educatori, attraverso cui viene dato nuovo rilievo alla loro formazione definendone il profilo. Successivamente, viene trasformata la Laurea in Pedagogia in Laurea in Scienze della Formazione, comprendente l’indirizzo per educatore professionale. Con il Decreto Bindi n. 520 dell’8.10.98 si riprende tale profilo professionale affidandogli dei compiti “sanitari” e sancendone la formazione all’interno dei corsi di studio di Medicina e Chirurgia, senza tuttavia ottenere il riconoscimento del ruolo.

Si definiscono, oggi, “Educatori Professionali” coloro che hanno conseguito la laurea in Scienze dell’educazione presso le Facoltà di Scienze della formazione, o in Educatore Professionale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, perché iscritti al corso universitario previsto dal DM n. 520/98.

L’educatore professionale opera nei servizi culturali e territoriali, nelle agenzie per le attività del volontariato, in contesti di marginalità sociale, di multiculturalità e/o di multietnia, con obiettivi di promozione e di tutela della persona e della diversità, attraverso mirate ed efficaci iniziative per la formazione della personalità, altresì per la prevenzione e/o la riduzione del disagio e dello svantaggio, per la cura della persona in ambiti psichiatrici protetti.

Il suo ambito di esercizio professionale è rappresentato da strutture pubbliche e private aventi funzione educativa e di animazione sociale, quali centri e strutture socioeducative, servizi sociali, case psichiatriche protette e comunità alloggio, centri per anziani, centri per immigrati, comunità per soggetti in condizioni di disagio socio-culturale, sistema penitenziario, ma anche la strada, il quartiere, la città, i musei, le biblioteche, le videoteche, ecc…

Il Tecnico della riabilitazione psichiatrica

Il Tecnico della riabilitazione psichiatrica è un laureato triennale delle Professioni sanitarie afferente alle Scienze della riabilitazione.

Il lavoro primario di questa figura professionale è quello di creare dei progetti riabilitativi individualizzati per pazienti psichiatrici, specialmente in fase cronica e subacuta.Lavora in ambito ospedaliero, domiciliare e in tutte le strutture territoriali per il disagio mentale (centri di salute mentale, centri diurni, comunità terapeutiche riabilitative, laboratori protetti).
Inoltre, il tecnico della riabilitazione psichiatrica svolge, nell’ambito di un progetto terapeutico elaborato in équipe multidisciplinare, interventi riabilitativi ed educativi su soggetti con disabilità psichica.

In particolare, i laureati:

  • collaborano alla valutazione della disabilità psichica e delle potenzialità del soggetto, analizzando bisogni ed istanze evolutive e rivelando le risorse del contesto familiare e socio-ambientale;
  • collaborano all’identificazione degli obiettivi formativo-terapeutici e di riabilitazione psichiatrica, nonché alla formulazione dello specifico programma di intervento mirato al recupero e allo sviluppo del soggetto in trattamento;
  • attuano interventi volti all’abilitazione/riabilitazione dei soggetti alla cura di sé e alle relazioni interpersonali di varia complessità, nonché, ove possibile, ad un’attività lavorativa;
  • operano nel contesto della prevenzione primaria sul territorio, peri promuovere lo sviluppo delle relazioni di rete, per favorire l’accoglienza e la gestione delle situazioni a rischio di patologie manifestate;
  • operano sulle famiglie e sul contesto sociale dei soggetti, allo scopo di favorirne il reinserimento nella comunità;
  • collaborano alla valutazione degli esiti del programma di abilitazione e riabilitazione nei singoli soggetti, in relazione agli obiettivi prefissati.

La loro attività professionale è svolta in strutture e servizi sanitari pubblici o privati, in regime di dipendenza o libero professionale.

Il Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

La psicomotricità è una disciplina sviluppata in Francia una quarantina di anni fa da Bernard Acoutourier e André Lapierre. Con il termine “psicomotricità” si intende un insieme di pratiche che utilizzano come principale strumento il gioco e soprattutto il gioco del movimento, per accompagnare, e se necessario, aiutare, l’evoluzione e lo sviluppo della personalità, intesa come unità di corpo, mente ed emozione, nelle diverse fasi della crescita e della vita.

Il Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva è il professionista sanitario che si occupa, sotto il coordinamento di uno specialista medico, della prevenzione, terapia e riabilitazione delle patologie neuropsichiatriche infantili.
Esercita la propria attività in strutture pubbliche o private, o come libero professionista, collaborando con l’équipe multi-professionale di neuropsichiatria infantile o con altri servizi dell’area pediatrica.

Nell’ambito della professione sanitaria il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva svolge, in collaborazione con l’équipe multi-professionale di neuropsichiatria infantile e in collaborazione con le altre discipline dell’area pediatrica, gli interventi di prevenzione, terapia e riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili nelle aree della neuro-psicomotricità, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo.
I laureati, in riferimento alle diagnosi e alle prescrizioni mediche, nell’ambito delle specifiche competenze, adattano gli interventi terapeutici alle peculiari caratteristiche dei pazienti in età evolutiva con quadri clinici multiformi che si modificano nel tempo in relazione alle funzioni emergenti.

Inoltre, il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva:

  • individua ed elabora, nell’équipe multi-professionale, il programma di prevenzione, di terapia e riabilitazione volto al superamento del bisogno di salute del bambino con disabilità dello sviluppo;
  • attua interventi terapeutici e riabilitativi nei disturbi percettivo-motori, neurocognitivi e nei disturbi di simbolizzazione e di interazione del bambino fin dalla nascita;
  • attua procedure rivolte all’inserimento dei soggetti portatori di disabilità e di handicap neuropsicomotorio e cognitivo;
  • collabora all’interno dell’équipe multiprofessionale con gli operatori scolastici per l’attuazione della prevenzione, della diagnosi funzionale e del profilo dinamico funzionale del piano educativo individualizzato;
  • svolge attività terapeutica per le disabilità neuropsicomotorie, psicomotorie e neuropsicologiche in età evolutiva utilizzando tecniche specifiche per fascia d’età e per singoli stadi di sviluppo;
  • attua procedure di valutazione dell’interrelazione tra funzioni affettive, funzioni cognitive e funzioni motorie per ogni singolo disturbo neurologico, neuropsicologico e psicopatologico dell’età evolutiva;
  • identifica il bisogno e realizza il bilancio diagnostico e terapeutico tra rappresentazione somatica e vissuto corporeo e tra potenzialità funzionali generali e relazione oggettuale;
  • elabora e realizza il programma terapeutico che utilizza schemi e progetti neuromotori come atti mentali e come strumenti cognitivi e metacognitivi;
  • utilizza la dinamica corporea come integrazione delle funzioni mentali e delle relazioni interpersonali;
  • verifica l’adozione di protesi e di ausili rispetto ai compensi neuropsicologici e al rischio psicopatologico;
  • partecipa alla riabilitazione funzionale in tutte le patologie acute e croniche dell’infanzia;
  • documenta le rispondenze della metodologia riabilitativa attuata secondo gli obiettivi di recupero funzionale e le caratteristiche proprie delle patologie che si modificano in rapporto allo sviluppo.

Il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva svolge attività di studio, di didattica e di ricerca specifica applicata, e di consulenza professionale in strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero professionale.

Il Terapista occupazionale

, definita anche ergoterapia e in inglese occupational therapy, è una disciplina riabilitativa centrata sullo sviluppo e il mantenimento della capacità di agire delle persone. Contribuisce al miglioramento della salute e della qualità di vita; facilita la partecipazione alla società permettendo di prendere parte alle attività quotidiane.

La Terapia occupazionale nacque verso la fine della prima guerra mondiale negli Stati Uniti, anche se, molto spesso, una sua prima applicazione viene riconosciuta nei manicomi, all’interno del lavoro svolto dallo psichiatra Philippe Pinel alla fine del 1700. In particolare, si fa riferimento al lavoro svolto a Bicêtre, dove vigeva la massima “il lavoro riabilita le persone”.
Nel XX secolo si viene a creare la figura del Terapista occupazionale, il cui scopo è quello di portare il paziente a raggiungere il più alto grado di autonomia nella self-care, nelle attività della vita quotidiana, nella scuola, nel lavoro, in comunità.

In Italia, come del resto in altri paesi dell’Unione Europea e del mondo, la formazione del terapista occupazionale spetta alle Università; il percorso accademico prevede una laurea di primo livello direttamente abilitante e la possibilità di proseguire gli studi con la laurea magistrale di secondo livello.

Il terapista occupazionale opera nell’ambito della prevenzione, cura e riabilitazione dei soggetti affetti da malattie e disordini fisici, psichici sia con disabilità temporanee che permanenti, utilizzando attività espressive, manuali-rappresentative, ludiche, della vita quotidiana.

I laureati in terapia occupazionale, in riferimento alla diagnosi ed alle prescrizioni del medico, nell’ambito delle loro competenze ed in collaborazione con altre figure socio-sanitarie:

  • effettuano una valutazione funzionale e psicologica del soggetto ed elaborano, anche in équipe multidisciplinare, la definizione del programma riabilitativo, volto all’individuazione e al superamento dei bisogni del disabile e al suo avviamento verso l’autonomia personale nell’ambiente di vita quotidiana e nel tessuto sociale;
  • trattano condizioni fisiche, psichiche e psichiatriche, temporanee o permanenti, rivolgendosi a pazienti di tutte le età;
  • utilizzano attività sia individuali che di gruppo, promuovendo il recupero e l’uso ottimale di funzioni finalizzate al reinserimento, all’adattamento e all’integrazione dell’individuo nel proprio ambiente personale, domestico e sociale;
  • individuano ed esaltano gli aspetti motivazionali e le potenzialità di adattamento dell’individuo, proprie della specificità terapeutica occupazionale;
  • propongono, ove necessario, modifiche dell’ambiente di vita e promuovono azioni educative verso il soggetto in trattamento, verso la famiglia e la collettività;
  • verificano le rispondenze tra la metodologia riabilitativa attuata e gli obiettivi di recupero funzionale e psicosociale;
  • svolgono attività di studio e ricerca, di didattica e di supporto in tutti gli ambiti in cui è richiesta la loro specifica professionalità.

Il terapista occupazionale svolge la sua attività professionale in strutture socio-sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero professionale.

 

Il Podologo

Il Podologo è un professionista laureato in Podologia che si occupa della cura, prevenzione e riabilitazione degli stati algici del piede in età adulta, pediatrica e geriatrica.
Nelle sue competenze rientrano le asportazioni di tessuti cheratinici ipertrofici (detti anche callosità), la cura delle patologie ungueali, la riabilitazione del passo con tecniche riabilitative attive e passive e con l’utilizzo di protesi plantari di derivazione ortopedica o posturologica.
Inoltre, su prescrizione medica, previene e svolge la medicazione delle ulcerazioni delle verruche del piede e comunque assiste, anche ai fini dell’educazione sanitaria, i soggetti portatori di malattie a rischio; individua e segnala al medico le sospette condizioni patologiche che richiedono un approfondimento diagnostico o un intervento terapeutico.
Svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero professionale.

L’Ortottista

L’Ortottica è un insieme di tecniche eseguite dall’Ortottista, mirate alla riabilitazione visiva. Questo ramo dell’oftalmologia  si occupa in particolare dei deficit muscolari, innervazionali e sensoriali che colpiscono l’apparato visivo, e della loro riabilitazione. Gli esami ortottici, pertanto, servono a identificare anomalie come strabismo, ambliopia e paralisi oculare. In ogni caso, l’ortottica si integra con l’oculistica, che rimane base fondamentale per l’indicazione della terapia ottica, ortottica, farmacologica o chirurgica.

L’Ortottista è il professionista sanitario che lavora in campo oftalmologico, specializzato nella prevenzione, valutazione e riabilitazione ortottica dei disturbi visivi e nella esecuzione di esami strumentali oculistici. In particolare:

  • sono di sua competenza la valutazione dello strabismo, dell’ambliopia e di eventuali deficit di accomodazione e/o convergenza;
  • rieduca, in lavoro di équipe con altre figure professionali (dal medico oculista allo psicologo), il paziente ipovedente;
  • si occupa di prevenzione visiva in età infantile, prescolare e scolare, eseguendo screening nelle scuole materne ed elementari, presso i consultori pediatrici, nei reparti di neonatologia e pediatria;
  • partecipa alla prevenzione dell’astenopia (sindrome da affaticamento visivo), che può colpire chi lavora al videoterminale, oltre che alla riabilitazione del paziente ipovedente.

Nei reparti e negli ambulatori oculistici italiani l’ortottista può svolgere:
– esame della vista, valutazione ortottica, esercizi ortottici;
– schermo di Hess-Lancaster;
– esame computerizzato e manuale del campo visivo;
– elettrofisiologia;
– tonometria;
– ecobiometria;
– topografia corneale;
– pachimetria;
– fluorangiografia;
– Test di Schirmer;
– tomografia ottica a coerenza di fase (OCT);
– esami diagnostici per glaucoma (es. HRT, GDX, FDT);
– test del senso cromatico (Test di Farnsworth, Tavole di Hishihara);
– assistenza in sala operatoria come strumentista.

Gli sbocchi professionali, dopo la laurea e gli esami di abilitazione, sono impieghi presso:

  • strutture del Servizio sanitario nazionale o analoghe strutture private: ospedali, cliniche, studi oculistici
  • servizi di medicina di base, legale, scolastica, preventiva, del lavoro, sociale
  • istituti per ipovedenti
  • istituti di neuropsichiatria infantile
  • attività didattiche in corsi di formazione e di aggiornamento per ortottistiù
  • lavoro autonomo, libero-professionale

Continua…