
Un recente articolo di
J. Needleman & Co. Apparso sul New England Journal of Medicine nel Marzo 2011 e pubblicato in Italia dall’"Infermiere, Notiziario aggiornamenti professionali", apporta un contributo autorevole al dibattito sulla relazione esistente tra gli organici infermieristici e la qualità dei servizi di assistenza erogati.
In sintesi, i risultati dello studio di Needleman & Co., indicano che il tasso di mortalità e la possibilità di andare incontro ad eventi avversi legati alla degenza in ospedale (soccorsi mancati, infezioni, cadute ecc.) aumentano, in misura anche consistente, quando gli organici ospedalieri hanno una presenza di infermieri al di sotto di determinati standard.
In particolare gli autori hanno notato che
il rischio di morte aumenta del 2% per ogni turno con presenze di personale infermieristico al di sotto del monte ore programmato (In Italia la Federazione Ipasvi utilizza il metodo Map per il calcolo dell’organico ottimale sulla base della complessità dei pazienti e delle relative esigenze di assistenza e cura).
L’argomento è, senza dubbio, di importanza cruciale per il nostro Paese dove i frequenti casi di Malasanità che tanta risonanza mediatica hanno incontrato negli ultimi anni, sono spesso addebitabili ad una presenza di personale medico-infermieristico non commisurato alla domanda di assistenza.
L’adozione, negli Stati Uniti prima ed in Europa e in Italia poi, di sistemi informatizzati (QuadraMed, Map) atti a calcolare secondo criteri e metodi standardizzati le presenze giornaliere ottimali mostra una crescente propensione verso la massimizzazione della qualità dei servizi assistenziali e, sulla scorta anche di contributi di ricerca quale quello di Needleman, lascia presumere la concreta possibilità di un necessario ampliamento degli organici ospedalieri: più operatori, dunque, e meglio coordinati, per una migliore tutela della salute. (Vi.C.)