Oltre ai ventimila messi a bando per i quattro corsi di laurea a numero chiuso, i decreti ministeriali del 27 giugno 2011 (che stabilirono i posti per Odontoiatria, Architettura e Veterinaria) e del 5 luglio 2011 (per Medicina) firmati dagli ex-ministri Ferruccio Fazio (Salute) e Martiastella Gelmini (Miur) misero a bando altri posti, in un numero complessivo poi fissato dai singoli atenei in 1210, che sarebbero stati riservati a studenti extra comunitari. Usiamo il condizionale, perchè già alla chiusura delle iscrizioni ai test di settembre fu chiaro che un quarto di quei posti non sarebbe stato mai assegnato giacchè gli studenti non comunitari che si presentarono ai test furono solamente 859. Meno della metà di essi, 352, riuscirono poi a superare l'esame a causa della nuova regola, in vigore da quest'anno e valida per tutti, del punteggio minimo di accesso alla graduatoria, che costituisce una barriera ancor più difficile da superare per chi non parla fluentemente la lingua italiana e riesce ad interpretare con difficoltà i test.
Che ne è stato degli altri 858 posti rimasti vacanti ?
Tra questi, in base a quanto pubblicato dal Miur, sarebbero 356 i posti disponibili per Medicina (+3,7%) rispetto a 9.501, e 59 per Odontoiatria (+6,9) rispetto a 860. Altri 352 posti potrebbero andare a Infermieristica (+2,2%) rispetto a 15.781.
“Vorrei che i posti riservati ad extracomunitari fossero riassegnati agli studenti italiani e comunitari che sono rimasti fuori dalle graduatorie”, è stata una delle ultime affermazioni da ministro di Mariastella Gelmini. Alla luce delle emergenze sollevate da alcuni parlamentari ed avvertite dalla pubblica opinione sulla futura carenza di medici ed il bisogno di aumentare il numero degli studenti di Medicina se possibile già da quest'anno, sarebbe il caso che i posti riservati agli studenti extracomunitari rimasti vacanti siano resi subito disponibili per i candidati esclusi. I posti furono messi a bando in base ad un decreto che teneva conto del fabbisogno formativo delle università e delle regioni, per cui il loro "riutilizzo" non inficerebbe la qualità della formazione, e permetterebbe a molti studenti (molte unità sul totale nazionale, poche per ateneo, per lista clicca qui) di non perdere un anno di studio agli studenti che sono rimasti fuori pur avendo ottenuto un punteggio che per alcune sedi è molto elevato in rapporto agli anni passati. (CU)
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