Unipertutti: gli atenei aprono le porte ai cittadini

Porte aperte nelle Università: dal 12 maggio (e fino al 17 maggio) in tutti gli atenei italiani è in corso “Unipertutti”, la settimana dell’orgoglio universitario, un’iniziativa promossa da associazioni e sindacati universitari per ricordare che l’Università e la ricerca non servono soltanto per gli addetti ai lavori, studenti e docenti, ma sono importanti per tutti, e per rimarcare che un lavoro più qualificato non aiuta solo il singolo, ma è fondamentale per l’intera società.

Insomma, un buon medico non è utile solo al suo portafoglio: è determinante, in termini di vita o di morte, per migliaia di suoi concittadini; un ingegnere competente può rendere migliore e più semplice e sicura la vita di tutti; uno storico capace è fondamentale per la memoria collettiva della società, per mettere in guardia da errori già commessi e per valorizzare tutto il patrimonio comune. È questo, in sostanza, il senso di Unipertutti, manifestazione che si svolge, con successo, già da tre anni.

Nel suo blog Marco Bella, ricercatore in Chimica organica, spiega: “Per capire il motivo di questa iniziativa è necessario considerare alcuni dati. L’Università pubblica è un patrimonio di tutti e ha un costo non indifferente per la collettività, circa l’1% del prodotto interno lordo. Il Fondo di Finanziamento Ordinario, ovvero il capitolo di spesa pubblica su cui si basa la maggior parte del bilancio delle Università, è di circa 7 miliardi di euro, il che vuole dire – considerando una popolazione di 60 milioni di abitanti – che in media in Italia spendiamo circa 120 euro l’anno a cittadino, o in altri termini, circa 500 euro a per una famiglia di 5 persone. Tuttavia, confrontando quanto in Italia si investe nell’Università rispetto alla media europea, scopriamo che l’Italia occupa il 32° posto su 37 paesi considerati: ovvero, investe molto meno degli altri paesi”.

A conferma di questi dati ci sono anche i costi del “personale”. Secondo Bella, “le persone direttamente impiegate nell’Università sono relativamente poche (circa 100.000 tra docenti e personale tecnico amministrativo), a fronte di circa 1 milione e 700mila studenti. Le statistiche OCSE segnalano che in Italia ci sono meno docenti rispetto agli altri paesi. Infatti, mentre nel nostro Paese abbiamo un docente per ogni 18 studenti, la media è di un docente ogni 15 studenti”.

Logica vorrebbe, quindi, che aumentassero gli investimenti nell’Università, “ma negli ultimi anni il Parlamento ha approvato interventi di legge il cui unico scopo è tagliare le già scarse risorse all’Università senza portare alcun miglioramento. La conseguenza dei continui tagli sarà la chiusura delle Università sui territori”, la denuncia del ricercatore.

Di qui l’iniziativa di aprire le porte accademiche ai cittadini, un occhio all’interno delle aule su come si insegna, come si stimola la curiosità e l’interesse degli studenti a lezione. Un modo per mostrare loro come si spendono i soldi di tutti, per comprendere l’importanza dell’università sul territorio, per toccare con mano il patrimonio librario e museale degli atenei italiani. “Una buona Università pubblica è utile per tutta la società, ed è “di proprietà” di tutta la società – si legge su Unipetutti.it -. Sei tu “il proprietario” e il “datore di lavoro” di tutte le Università pubbliche italiane. Per questo ti invitiamo a “visitare” queste tue “proprietà” e a renderti direttamente conto di cosa si fa nelle Università e come e in quali condizioni si insegna, si fa ricerca e si studia”.

A fare da guida ai cittadini che varcheranno la soglia accademica saranno gli stessi docenti, studenti e personale universitario. Per il calendario di tutti gli appuntamenti si può fare riferimento al sito di Unipertutti.it, dove si può consultare anche l’elenco delle lezioni finora fissate. Tra gli atenei che, al momento, hanno aderito all’iniziativa figurano Milano, Torino, Verona, Parma, Firenze, L’Aquila, Perugia, Politecnica delle Marche, IULM, Napoli Federico II, Napoli Sun, Napoli Suor Orsola, Salento, Catania, Palermo.

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